I Miei Racconti







LA COPPIA


Avanzavano con incedere elegante e pieno di dignità.
Dalle loro sembianze traspariva una pace interiore molto grande ed un qualcosa di misto fra forza e bontà d’Animo. Eppure erano vestiti modestamente. Con un completa di color verde pallido lei, tempestato da radi fiorellini gialli e bianchi sul corpetto. I capelli biondi e lunghi eran sciolti sulle spalle, tenuti leggermente uniti sul capo da un velo giallo e bianco. Ai piedi portava delle scarpine di tela grezza, senza tacchi, e questo particolare non diminuiva il suo portamento slanciato, anzi, per qualche segreto motivo sembrava esaltarlo. Fisico esile, la ragazza si guardava intorno ad ogni passo leggero, emettendo dei mugolii di piacere o di sconforto secondo quello che incontrava. Di tanto in tanto appoggiava la sua mano bianca ed affilata sulle spalle robuste del giovane. Ecco, c’era ancora una cosa nell’aspetto della ragazza: la sua pelle straordinariamente bianca con delle lievissime sfumature rosee sulle guance e gli occhi profondi e di un colore indefinito, cangiante... sembrava che prendessero colori diversi a seconda dello stato d’animo.
Il ragazzo, anzi l’uomo che camminava accanto a lei, era suo pari. Vestito di un abito dalla foggia strana ed aderente, che ne metteva in risalto la muscolatura che si rilevava poderosa, sembrava un cacciatore antico o meglio, un menestrello. I colori che lo ricoprivano andavano dal verde bosco della giubba, al marrone scuro dei pantaloni e del berretto arricchito da una penna.... Sulle spalle, a tracolla aveva uno strumento musicale simile ad un banjo, indossava stivali neri che gli arrivavano al polpaccio, sembrava fiero di se stesso, camminava con passo lento ma deciso, quasi aspettando la ragazza. I capelli neri e corti facevano da cornice ad un viso ovale, dal mento volitivo e dal sorriso smagliante. Aveva due occhi profondi e neri come il carbone.... L’insieme non metteva paura, ma rispetto. Guardarlo voleva dire provare subito della simpatia, esser sicuri di aver trovato un amico.
Ebbene questa coppia così bene assortita, avanzava lentamente, a piedi, nel fitto bosco. Fermandosi di tanto in tanto a toccare un fiore, una pianta, ad accarezzare un animaletto che si avvicinava senza timore.... ed a scambiarsi un bacio leggero sulle labbra e sorridersi. Allora sembrava che il mondo intorno a loro rinascesse a nuova vita! I colori scuri del sottobosco diventavano più luminosi, si aveva quasi l’impressione di sentire una musica dolce intorno a loro. I loro baci lievi sprigionavano nell’aria intorno dei luccichii di un bianco brillante, simile a stelline che, lentamente, si affievolivano sino a sparire con un ultimo sussulto vivido.
Era giunta la notte, ma il loro cammino era illuminato a giorno. Ad un tratto decisero di fermarsi. La ragazza si chinò e con un segno regale del braccio verso terra disegnò nell’aria un cerchio. All’improvviso, nell’area indicata da quel gesto apparvero un numero smisurato di piccoli fiori gialli e rosa che si accavallarono uno sull’altro sino a formare un giaciglio morbido e profumato sul quale i due giovani si distesero affondandovi. Intorno a loro gli animaletti del bosco si radunarono senza paura ed in silenzio, ad ammirare quelle due dolcissime anime che si abbracciavano abbandonandosi all’eterno gioco dell’amore, sino a quando, stretti l’un l’altra, si addormentarono. Gli animaletti rimasero li, in silenzio quasi a proteggere da qualsiasi intruso quella magnifica coppia.
La notte trascorse tranquilla. Giunse l’alba, in tutta la valle il sole fulgido trionfava con i suoi caldi raggi, dappertutto, tranne che nel bosco, dove non riuscivano a fendere le fitte trame di rami e foglie. Dei piccoli uccelli intonarono la canzone del risveglio ed finalmente anche quel mondo sommerso nell’oscurità prese vita. Dappertutto si notava un brulichio frenetico di piccoli esseri, tutti diretti verso la coppia che si ridestava. Il primo a svegliarsi fu l’uomo, che preso il suo banjo intonò una dolce melodia per la sua bella, che lo salutò con un bacio sulle labbra. Si guardarono intorno e si videro circondati da piccole lepri, cerbiatti, tartarughe, marmotte, i rami degli alberi attorno a loro si piegavano sotto il peso di decine e decine di uccelli. Calmi e tranquilli si diressero verso una pianta dalle larghe foglie, ne raccolsero la rugiada e si rinfrescarono il viso e le membra. Nel frattempo, fra la folla di animali si fece largo un cervo, spingendo con il muso un piccolo cerbiatto che zoppicava vistosamente: aveva la zampina spezzata e mugolava per il dolore.
La giovane donna lo scorse e dai suoi occhi sgorgarono delle lacrime... le deterse con la mano destra e con la stessa umida del suo umore, toccò la zampetta del cerbiatto mentre con la sinistra gli accarezzava la testa e con voce dolce e suadente gli bisbigliò qualcosa nelle piccole orecchie a punta. Il piccolo cerbiatto si sollevò ritto sulle quattro zampe, guarito completamente e saltellò via felice verso la madre. Mamma cerva, con gli occhi umidi, si avvicinò alla donna e le strofinò il muso sulle vesti come a ringraziarla. Dopo di lei fu una lepre che si avvicinò lentamente alla coppia. Si fermò a pochi passi dall’uomo distendendo in avanti le zampette anteriori. Una di essa mostrava chiari segni di una profonda ferita malamente rimarginata ed infettata, ricordo di una tagliola traditrice. Il giovane si inchinò verso la lepre prendendola tra le braccia. Poi prese la zampetta malata fra le sue mani e cominciò a massaggiarla delicatamente. La ragazza gli si era avvicinata e accarezzava con le sue mani d’alabastro il dorso della bestiola. Dopo pochi minuti la lepre fu posata in terra.... e scappò via velocemente, per poi riapparire dopo un istante squittendo sonoramente. All’improvviso un forte boato squassò l’aria! Gli animali corsero via spaventati. La coppia si diresse di corsa verso il rumore, ed usciti dal bosco videro distintamente un villaggio in fiamme. Sentirono urla disperate di donne e bambini, urla di uomini che organizzavano catene di secchi. Ma le fiamme erano già alte e sicuramente il villaggio sarebbe stato distrutto, sicuramente le fiamme avrebbero mietuto molte vittime.
I due giovani si guardarono intensamente negli occhi, poi si avvicinarono e si abbracciarono vigorosamente. Cominciarono a roteare prima lentamente, poi sempre più veloci sino a diventare un ammasso confuso di colore azzurro intenso. Questo vortice si sollevò alto nel cielo e si diresse verso il villaggio e, raggiuntolo, si divise in due sorvolandolo più volte. Al loro passaggio si riversarono sulle case cascate di acqua sotto forma di una fresca pioggia battente che in breve tempo ebbe la meglio sulle fiamme, spegnendo sino al più piccolo focolaio. Due masse informi saettarono nel cielo dirigendosi verso il bosco dove atterrarono. I due giovani, dopo aver controllato per l’ultima volta il paese, si adagiarono stanchi e spossati sul terreno soffice di muschio e si addormentarono. Mamma cerva ed un leprotto con altri piccoli animaletti si addossarono alla coppia inerte... per donare il calore dei loro corpicini.