Pinacoteca







Mantegna - Cristo morto - 1480-1490 -
Tempera su tela; 68 x 81
Milano, Pinacoteca di Brera


«Il Cristo morto» di Mantegna è uno dei più straordinari capolavori dell’arte di tutti i tempi . Il più grande fra tutti i dipinti, semmai avesse un senso fare una classifica in questo campo. Mantegna realizzò l’incredibile probabilmente verso la fine della vita per la propria tomba nella chiesa di Sant'Andrea a Mantova.
Si tratta di un'opera fortemente sperimentale tanto da punto di vista tecnico (é una delle rare opere su tela del periodo) che per la composizione, impostata su in ripido, invadente, ossessivo scorcio prospettico. Il corpo di Cristo si presenta nella fredda immobilità della morte, con una spietata analisi dei particolari, mentre le maschere dei dolenti sono spinte in alto a sinistra. Su tutto si stende un terreo, lugubre colore. Mantegna esaspera la pungente ricerca di un disegno capzioso, aspro, implacabile, senza nulla concedere alla morbidezza tonale che si stava intanto diffondendo nella pittura veneta.
Il corpo di Cristo, parzialmente coperto dal sudario, è disteso su una pietra rossastra con leggere venature bianche (la pietra dell'unzione).
L'audacia dello scorcio, che solo un genio poteva inventare: il trionfo del virtuosismo prospettico, rende più drammatica la scena; la visione dall'alto al basso e dal fondo danno rilievo alle ferite dei chiodi, ancora aperte, ma da cui non esce più sangue. La carne sotto la pelle lacerata è rappresentata con la precisione di un anatomista.
Quasi non c’è colore sulla tela. Di più: c’è l’assenza stessa del colore. Solo un tono verdastro a modellare il cadavere di Cristo, il colore della morte, ed un’ombra terrosa ad avvolgere ogni cosa. In un angolo, relegati ai margini del dipinto, come spinti fuori dal quadro, Maria e Giovanni, stravolti, invecchiati da una sofferenza insopportabile. A destra un'apertura verso una stanza buia che allude alla sepoltura ormai imminente. La resurrezione, la consolazione, la speranza verrano dopo. Ora c’è solo il dolore che strazia il cuore, che strappa le viscere.
Guardando il dipinto, ci sentiamo ai piedi del Crocifisso, come se fossimo in ginocchio, come se fossimo ancora ai piedi del Legno, sul Golgota, in un’agonia prolungata.
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, ha voluto condividere la condizione umana fino a sperimentare su di Lui il freddo rigore della morte: questo ci urla Mantegna con la sua tela.. mettendoci in una condizione di disagio, di irrequietezza, che da visiva si fa fisica, reale, concreta. Il corpo straziato del Cristo è sempre lì. Non si può far finta di nulla.