Pinacoteca



- L'urlo - 1885 -
Edward Munch
Olio, tempera e pastello su cartone
cm. 91 x 73,5
Oslo, Nasjonalgalleriet


La figura sembra ectoplasma, un fantasma che, a sentire gli spiritisti, si forma durante le sedute.
È un corpo "mentale", ondulato e fluttuante nell’aria, di identità sessuale vaga, proprio come appare la figura nel quadro. Tutta la figura è mossa dal basso e dalle mani verso la bocca da cui esce il grido, verso l’orrore espresso dagli occhi spalancati.
L'artista realizza con i mezzi della pittura l’immagine del mondo che vuole creare. V'è inoltre un enorme maroso incavato a sinistra dello specchio d’acqua, che si alza, si rovescia e si abbatte sulla destra con la forza di un grido.
Ossessionato dalle problematiche della vita e della morte, influenzato (non è un mistero: lui stesso non negava) dal filosofo Nietzche e dallo scrittore Strindberg. Afferma, con questo quadro, la sua visione pessimistica della società e del mondo a lui contemporanei.
Il quadro è stato più volte rubato (la prima nel 1994) ma per fortuna è stato sempre recuperato.
Lo spunto è decisamente autobiografico. L’uomo in primo piano che urla è l’artista stesso. Tuttavia, al di là della sua relativa occasionalità, il quadro ha una indubbia capacità di trasmettere sensazioni universali. E ciò soprattutto per il suo crudo stile pittorico.
Difatti il suo commento all'opera è il seguente:

Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto. Sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco; i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.

Di questo quadro vi sono diverse versioni, tutte realizzate da Munch.
«L'urlo» è diventato il simbolo stesso delle ansie e delle inquietudini di un intero secolo.