Pinacoteca





La Maja desnuda
Francisco Goya



Dipinse il maestro il quadro per il ministro Godoy assieme alla Maja vestida, e per convenieza il committente le sovrapponeva una sull'altra. Trovavano posto nel gabinetto privato del ministro, per suo diletto. Per lungo tempo si è pensato che la donna raffigurata da Goya fosse l’avvenente duchessa d'Alba, mentre in realtà, per soddisfar le brame del ministro, ivi è rappresentata la sua amante Pepita Tudo. Goya in questo quadro rinuncia a ogni tipo di idealizzazione: la maja offre allo spettatore con orgogliosa naturalezza il proprio corpo, mostrandone con semplicità tutti i seducenti dettagli anatomici. A causa della prorompente sensualità, l’opera verrà giudicata oscena e quindi confiscata. Si salverà rimanendo nascosta nei depositi dell’Accademia di San Fernando fino al suo ingresso al Museo del Prado nel 1901.


La Maja vestida


Anche questo quadro, realizzato per il “principe della pace” Manuel Godoy, ha subito lo stesso iter della Maja desnuda, ma mentre quest’ultimo, alla caduta del ministro, fu relegato, per oscenità ed offesa al pudore, nei depositi dell’Accademia di San Fernando, la versione vestita venne esposta prima nella stessa Accademia e in seguito al Museo del Prado. Il dipinto, che è eseguito quasi sicuramente dopo la Maja desnuda, divide ancora la critica sul suo misterioso e ambiguo significato, è infatti questa versione a possedere una carica erotica molto più accentuata. Gli abiti sembrano avere come unico scopo quello di far risaltare un corpo provocante e sensuale. La fanciulla inoltre sceglie un tipo di abbigliamento che non appartiene alla sua estrazione sociale, ma si traveste, lasciando allo spettatore il compito dello svelamento.