Pinacoteca





La Gioconda
Leonardo da Vinci
1503-1504 e 1513-1516 ca
olio su tavola; 77 x 53
Parigi, Louvre



E' questo, ed altrimenti non poteva essere, il primo, fra gli antichi dipinti, cui mi sonno avvicinato con la curiosità di un neofita. Attirato, lo confesso, più dalla sua fama che per una mia particolare preferenza. Così incominciai a cercare e leggerne notizie. Ecco..forse Leonardo previde gli enigmi futuri suscitati da questa sua opera e ne dipinse il sorriso come emblema. Molte sono le notizie che ne ho colte e qui ora ve le porgo in modo disordinato. ( e me ne scuso) Vasari (Pittore, architetto e scrittore d'arte del 1500, riferimento certo per gli studiosi) avanza l'ipotesi che la donna effigiata sia Monna Lisa del Giocondo. Ma ciò è stato messo in discussione da recenti teorie ed anche l’esecuzione del ritratto dai primi anni del Cinquecento è stata posticipata al secondo decennio del secolo e questo per l'affinità stilistica con opere realizzate da Leonardo a partire dal 1510 nelle quali è presente lo stesso tipo di paesaggio, lo stesso morbido sfumato dei volti e lo stesso enigmatico sorriso. La figura femminile ha come sfondo un paesaggio, che in origine era inquadrato da una finestra. Tra il paesaggio, le cui montagne sembrano sorgere dalle acque in un’atmosfera piena di vapori, e la figura esiste un rapporto intimo basato su un fondamentale concetto leonardesco, quello della continuità e sintonia tra le parti dell’universo e in particolare tra uomo e natura. Scendendo nel particolare In Italia si preferisce chiamarlo "La Gioconda", come lo nominò per primo, nel 1625, Cassiano del Pozzo. All'estero si conosce meglio col nome di "Monna Lisa", come lo intitolò Giorgio Vasari, nel 1550. Leonardo cominciò a dipingerlo nel 1503 a Firenze, vi lavorò fino al 1506, con interruzioni, secondo la sua abitudine, e non lo terminò mai, secondo la sua opinione. Rappresenta forse la signora Lisa Gherardini, moglie del commerciante fiorentino Francesco del Giocondo, o forse è una misteriosa signora fiorentina, il cui ritratto gli fu incaricato da Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico. O si tratta di una sconosciuta signora napoletana? Molto probabilmente non lo sapremo mai. Vasari scrisse che "La Gioconda" era bellissima e che Leonardo dipingendola aveva contattato musici, cantanti e buffoni, affinché la divertissero e la facessero sorridere, per far scomparire così la malinconia che generalmente appare nei ritratti tradizionali. Col passar del tempo la Gioconda si convertì nel ritratto tipico per eccellenza e, per uno di quei misteriosi capricci del destino, nel quadro più famoso del mondo. No sto a dirvi la mia sorpresa quano venni a conscenza che del dipinto ne esistono ben 62 copie antiche (incluso alcune che la rappresentano nuda ), delle quali le più conosciute si trovano nei musei di Roma, Madrid, Londra, Innsbruck, Monaco, Baltimora, Tours, Bourg-en-Bresse, e in collezioni private soprattutto inglesi. (Una copia si attribuisce a Bernardo Luini, un'altra al Salaino, altre si basano su cartoni di Joos van Cleeve, un'altra copia è d'uno spagnolo anonimo del 1500). Stando sul vago diciamo che il quadro rappresenta una signora rinascimentale. Il suo viso appare quasi frontalmente, il corpo di tre quarti da un'impressione di movimento giratorio, una delle sua braccia riposa su uno dei braccioli della poltrona dove è seduta e la sua mano destra si posa delicatamente sull'altra. Contrariamente ai ritratti femminili dell'epoca la donna non porta gioielli, né altri ornamenti. D'accordo con la moda rinascimentale ha depilate le sopracciglia e parte dei capelli appena sopra la fronte, il petto stretto da un busto e il velo, che le avvolge i capelli, si distingue chiaramente per linea nera che ha sulla fronte. Un sorriso, sul quale tanto s'è scritto e discusso, sfiora le sue labbra. Sorriso che sembra venire da una luce interiore, dato che non si nota contrazione alcuna dei muscoli facciali. Sorriso enigmatico, misterioso, ma che potrebbe anche essere triste e tenero, compassionevole e dolce o, forse, ironico. Leonardo usò tecniche pittoriche diverse e strane miscele di agglutinanti, dato che le mani della donna si sono conservate ottimamente, mentre il viso appare screpolato. La luce che illumina il viso, il petto, le braccia e le mani viene dall'alto, alla sinistra di chi l'osserva, mentre la parte inferiore del quadro resta in ombra. Un'altra fonte d'illuminazione proviene dall'orizzonte, illumina il paesaggio e risalta il contorno della sua capigliatura. La bellezza della Gioconda non va ricercata nei suoi lineamenti facciali, ma nell'armonia degli elementi pittorici, nell'originalità meravigliosa dell'insieme e di ogni singolo particolare, nella saggia distribuzione dei colori ed anche nel perfetto accordo sorriso-paesaggio, che emana una sensazione misteriosa e irreale, come una sfida all'intelligenza e allo spirito di chi l'osserva. In secondo piano appare un paesaggio alpino dirupato, o meglio, sembrano due paesaggi diversi, separati dal ritratto della Gioconda, dato che i loro livelli non corrispondono con la linea dell'orizzonte. In tutti e due si possono scorgere picchi e rocce scoscese, fiumi sinuosi, vegetazione rada, laghi e un ponte. La composizione è studiata scrupolosamente seguendo regole e concetti geometrici, collocati armoniosamente. La figura della Gioconda corrisponde a un cono tronco, mentre le linee verticali dei picchi e delle rocce e del ritratto stesso si equilibrano con quelle orizzontali delle sue mani e braccia, della balaustrata della terrazza e del bracciolo visibile della poltrona, uniti dalle sinuosità dei fiumi, dalle pieghe del vestito e dalla stessa ondulazione del corpo. Leonardo faceva sempre numerosi bozzetti prima di cominciare i suoi quadri. Malgrado ciò, tutto quello che fu realmente studiato meticolosamente appare come una visione spontanea e naturale. Il paesaggio, per esempio, è irreale e scaturisce dall'immaginazione del pittore col suo inconfondibile stile. Infatti, come tutti i grandi artisti, Leonardo non imita la natura, ma la ricrea organizzando gli elementi naturali d'accordo con la sua interpretazione personale, il suo senso estetico ed espressivo, infondendole un accento poetico. Il paesaggio e la stessa Gioconda sono reinterpretati secondo concetti rinascimentali. Infatti tutto sembra reale e irreale, conosciuto e misterioso. Doppio mistero donna-natura. Identità misteriosa della donna, paesaggio misterioso, che oscilla tra il reale e l'irreale. Due aspetti dello stesso appassionate mistero che invita a investigarlo, interpretarlo, svelarlo. A questo punto sembrano udirsi le parole di Leonardo bambino, quando un giorno giunse sulla soglia d'una grotta oscura: "pervenni all'entrata d'una gran caverna, dinanzi alla quale restai alquanto stupefatto e ignorante di tal cosa... E stato alquanto, subito salse in me due cose: paura e desiderio: paura per la minacciante e oscura spilonca, desiderio per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa". L'ombra e la luce, che secondo il "Trattato della Pittura" di Leonardo, sono le prime delle otto parti che formano quest'arte, proporzionano vitalità e dimensione alla figura della Gioconda. Attenuando il chiaroscuro, grazie a una saggia graduazione, il pittore utilizza lo sfumato. Le ombre sono colorate, come le dipinsero gli impressionisti tre secoli più tardi. Nello stesso Trattato si legge che l'azzurro che si vede nell'atmosfera nonè un colore intrinseco, ma è prodotto dal vapore calido che evapora in atomi minuscoli e sensibili. D'accordo, con ciò notiamo che Leonardo dipinse il paesaggio con toni azzurrognoli ed evanescenti, mentre più ci avviciniamo alla terrazza tanto più questi toni si tramutano in rosati e definiti. La stessa atmosfera è più densa quando avvolge il paesaggio, ma diventa più chiara e trasparente elevandosi dal suolo. . . . . Ho riportato commenti di studiosi, pur avendoli letti ed assimilati, chè la mia pochezza non sarebbe stata in grado di evidenziare gli enigmi (o le certezze) di sittanto dipinto. Un'altra cosa vò aggiungere di "mio" stavolta. Ho trovato scritti che affermavano che fu il solo dipinto che Leonardo portò sempre con se, nel suo peregrinare. Ed allora mi pongo una domanda molto semplice e fors'anco blasfema: e se fosse, la donna, un amore del gran maestro e questo suo dipinto altro non era che una "fotografia" dell'amata? "Fotografia" su cui Leonardo potrebbe essere ritornato in anni successivi e con tecniche diverse ( così si spiegherebbe anche la "differenza" del dipinto fra le mani ed il volto.... oppure la diversa prospettiva dello sfondo...) Non fate caso a queste mie considerazioni... son solo deduzioni non avallate da alcunchè...