Raffaello Sanzio
(Urbino, 1483 - Roma, 6 aprile 1520)
E' una delle figure centrali del Rinascimento. Figlio del pittore Giovanni Santi, esordì nella bottega del padre, da cui si staccò a partire dal 1500 per lavorare autonomamente.
Sulla tomba di Raffaello, nel Pantheon di Roma, c'è questo epitaffio:
"Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta; ma ora che è morto teme di morire".
Sono di Pietro Bembo, ed è un omaggio alla creatività divina del grande Urbinate.
Ad Urbino il Venerdi Santo, 6 aprile del 1483, alle tre di notte vide la luce Raffaello Sanzio.
Raffaello iniziava la sua breve avventura terrestre, così intensa e bruciante da essere considerata leggenda; e il giuoco delle coincidenze sembra preordinare e favorire circostanze fedeli più che all'uomo al mito.
Il Venerdì Santo 6 aprile del 1520, alle ore tre di notte, Raffaello moriva.
Il Vasari arriverà a far combaciare persino l'ora dei due avvenimenti, le tre di notte. Raffaello lavorava alla "Trasfigurazione" quando si ammalò, e la tavola incompiuta fu collocata a capo del letto funebre, "la quale opera -è sempre il Vasari a scrivere - nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l'anima di dolore".
Raffaello è stato talmente l'interprete d'un ideale bellezza classica, canonica, passata poi nel gusto di interi secoli di civiltà e connaturatasi quindi con il nostro ideale di bellezza, che non si distingue più, con lui, tra il bello di natura e il bello artistico. La sua grandezza di artista ha eliminato quel diaframma, e ha alimentato il mistero, che il Bembo ha poi in quell'epitaffio, toccato non a caso, il punto essenziale di qualunque discorso su Raffaello, cioè la concezione dell'arte come imitazione della natura. E quando si parla di "natura" in relazione all'arte, bisogna intendere qualcosa di diverso e ben più complesso delle capacità di imitare l'apparenza delle cose. Implica una allusione all'equilibrio, al senso dell'armonia, alla solennità calma e serena. Tutte quelle caratteristiche che sono poi state teorizzate come tratti distintivi delle opere di Raffaello. Tratti distintivi unici. Un'arte tutta sua.
"Raffaello è sempre riuscito a fare quello che gli altri vagheggiavano di fare" (W. Goethe)
Nel primo periodo di attività dipinse il famoso Sposalizio della Vergine (1504, Pinacoteca di Brera, Milano) e la Crocifissione con la Madonna, due angeli e i santi Gerolamo, Maddalena e Giovanni Evangelista (1503 ca., National Gallery, Londra), entrambi influenzati dallo stile del Perugino.
Alla fine del 1504 Raffaello andò a Firenze. Il suo sviluppo artistico può essere tracciato esaminando le numerose opere sul tema della Madonna con il Bambino. Un esempio giovanile, ancora di ispirazione umbra, è la Madonna del Granduca (1504-1505, Palazzo Pitti, Firenze). Altre prove successive comprendono La belle jardinière (1507, Louvre, Parigi) e la Madonna del Cardellino (1507 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze). L'ultimo dipinto eseguito a Firenze, la Madonna del baldacchino (1508, Palazzo Pitti), una pala monumentale, rimase incompiuto a causa della partenza dell'artista per Roma.
Fra il 1504 e il 1508 alla corte dei Montefeltro di Urbino, dipinse molte tavole tra cui San Giorgio e il drago (1505 ca., National Gallery of Art, Washington). Originale è la pala Trasporto di Cristo morto, datata e firmata (1507, Galleria Borghese, Roma).
Nel 1508 a Roma il papa Giulio II gli commissionò la decorazione ad affresco di quattro stanze in Vaticano.
Nel 1514, dopo la morte di Giulio II, il successore Leone X nominò Raffaello "architetto della Fabbrica di San Pietro", e un anno dopo "conservatore delle antichità romane". Raffaello, chiamato a dipingere la terza stanza vaticana, la Stanza dell'incendio di Borgo (1514-17), ne eseguì soltanto una parte, mentre la quarta stanza, la Stanza di Costantino, venne realizzata dagli allievi dopo la sua morte.
Tra il 1514 e il 1517 Raffaello realizzò dieci cartoni per gli arazzi della Cappella Sistina. Inoltre costruì e decorò la Cappella Chigi per la chiesa di Santa Maria del Popolo ed eseguì le decorazioni, tra cui il Trionfo di Galatea (1513 ca.), per la Villa Farnesina.
Oltre a queste importanti opere, Raffaello dipinse molti quadri. Tra i ritratti, genere in cui eccelleva, si ricordano quelli di Giulio II (1511-12, National Gallery, Londra) e di Leone X con due cardinali (1518-19, Galleria degli Uffizi). Un altro soggetto da lui prediletto fu la Madonna (Madonna Sistina, 1514 ca., Gemäldegalerie, Dresda; Madonna della seggiola, 1514, Palazzo Pitti). Tra gli altri quadri di soggetto religioso di questo periodo, la Trasfigurazione (1517-20, Pinacoteca Vaticana), rimasta incompiuta alla sua morte e completata nella parte inferiore da Giulio Romano, sarà un modello importante per i pittori del Seicento, in particolare per Caravaggio e Rubens.
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Autoritratto
La fornarina
Donna velata
Dama con liocorno
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Fedra Inghirani
Leone X
Ritratto di cardinale
La muta
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Maddalena Doni
Agnolo Doni
La bella giardiniera
Sacra Famiglia con palma
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Madonna con Bambino
Madonna con Bambino S. Giovannino e un Santo bambino
Madonna connestabile
Madonna del prato
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Il Madonna del velo
Madonna della tenda
Madonna del granduca
Madonna Tempi
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Madonna di Foligno
Madonna del cardellino
Madonna con Bambino, S. Giovanni Battista e S. Nicola di Bari
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Andata al Calvario
Cristo benedicente
Crocifissione
Estasi di S. Cecilia
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Il sogno del cavaliere
Incoronazione della Vergine
Trasfigurazione
Trasfigurazione
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Cacciata di Eliodoro dal Tempio
Incendio di Borgo
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La disputa del Sacramento
La scuola di Atene
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Visione di S. Ezrchile
Trionfo di Galatea
S. Giorgio e il drago
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S: Giorgio uccide il drago
Parnaso
S. Michele uccide il diavolo
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Lo sposalizio della Vergine
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