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Giovanni Fattori

(Livorno, 6 settembre 1825 – Firenze, 30 agosto 1908).

È considerato, insieme a Silvestro Lega e a Telemaco Signorini, tra i maggiori esponenti dei Macchiaioli. Caso unico fra gli artisti più conosciuti, tutta la sua produzione pittorica nota è posteriore ai suoi quaranta anni. Della sua vita si sa poco, specie per quanto riguarda la sua gioventù. Sicuramente di origini modeste, dopo un apprendistato presso Giuseppe Baldini, un artista livornese con esperienze romane, si stabilì a Firenze nel 1846 per studiare privatamente con Giuseppe Bezzuoli, ma già alla fine di quell'anno s'iscrisse all'Accademia di Belle Arti. Degli anni della sua formazione artistica esistono pochi documenti e quei pochi di scarso valore; tuttavia fin dai primi anni cinquanta fu un frequentatore assiduo del Caffè Michelangelo, dove nel 1892 dipinse a fresco un Trovatore, soggetto caro al romanticismo storico, come l'Ildegonda soggetto ispirato al romanzo di Tommaso Grossi, con cui esordì alla Promotrice fiorentina nel 1855. A quella data aveva sperimentato, insieme al pittore torinese Andrea Gastaldi, la pittura dal vero in campagna e nel 1854 eseguito il suo primo quadro di qualità a noi noto: l'Autoritratto ora alla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, a Firenze. Sempre nel 1855 egli presentò a Livorno una Elisabetta regina d'Inghilterra nell'atto di consegnare al cardinale arcivescovo il giovane duca di York, eseguito su committenza inglese; fra il 1856 e il 1857 dipinse soggetti di storia in costume, d'ispirazione letteraria resi con la maniera intensamente chiaroscurata allora adottata a Firenze nel tentativo di rinnovare i temi di storia per via formale. Dal 1858 si dedicò a meditate ricerche analitiche per ottenere una composizione basata sui rapporti ombra-luce, decisamente astrattiva, il cui esito fu la Maria Stuarda al campo di Crookstone. All'estate del 1859 risalgono le tavolette che raffigurano i soldati francesi di stanza alle cascine, molto ammirate da Nino Costa, il quale consigliò all'artista di partecipare al Concorso Ricasoli per il tema di storia contemporanea. Vinto il concorso con il bozzetto del Campo italiano dopo la battaglia di Magenta, Fattori si recò nell'estate del 1861 sui luoghi della battaglia, per studiare gli effetti di luce e d'atmosfera. Il quadro non ancora finito fu presentato alla prima Esposizione nazionale, allestita a Firenze nel settembre di quell'anno. Al 1861 risalgono anche il Ritratto della cugina Argia (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti), e probabilmente quello dei Fidanzati. Fra il 1862 e il 1866, Fattori, tornato a vivere a Livorno, si applicò con impegno alla pittura di paese e al ritratto. Oltre ai tanti studi e bozzetti di campagna maremmana, risalgono a quegli anni opere di grande rigore formale e di potenza emotiva come Ritratto della prima moglie (1865 circa, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), Acquaiole livornesi (1865), Le macchiaiole (1865), L'episodio dell'assalto alla Madonna della Scoperta, del 1864. A Livorno nacque anche un dipinto esemplare della sintesi macchiaiola quale La rotonda di Calmieri, datata 1866. Nel 1867 si stabilì nuovamente a Firenze e partecipò al Concorso di Pittura nazionale, vincendo un premio con la redazione monumentale dell'Assalto alla Madonna della Scoperta (1868, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori). Quell'estate fu ospite per la prima volta di Diego Martelli a Castiglioncello, dove ebbe l'opportunità di lavorare in fruttuosa dimestichezza con Abbati e Borrani. Nacquero allora i ritratti di Diego, della sua compagna Teresa Fabbrini, di Valerio Biondi seduti in pose informali sulle chaise longues all'ombra dei lecci, e opere più solenni quali Bovi al carro (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti). Nel 1870 ottenne un premio all'Esposizione nazionale di Parma con il Principe Amedeo ferito a Custoza. Nel 1872 si recò a Roma per l'esecuzione di un importante dipinto, il Mercato di cavalli in piazza Montanara, esposto nel 1873 a Vienna e poi perduto in un naufragio durante il ritorno in Italia dopo l'esposizione di Melbourne del 1880. A Roma dipinse Barrocci romani, appartenuto a Diego Martelli, esemplare della solenne cadenza metrica e della severa sintesi formale, esito di un'analisi lenta e rigorosa. Nel 1873 dipinse La carica di cavalleria, poi inviato a Parigi all'Esposizione universale del 1878. Nel 1875 si recò a Parigi, dove s'interessò soprattutto alla pittura Barbizon e all'opera di Corot. Al ritorno fu ospite di Francesco Gioli a Fauglia, sulle colline pisane, dove dipinse amabili immagini femminili immerse nel paesaggio, inconsuete per lui; ne è un esempio Vallospoli, anch'esso appartenuto a Diego Martelli (1875, Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti). Intorno al 1880 avviò la sua ricerca verso espressioni intense e organicamente complesse con esiti eccelsi quali Lo scoppio del cassone (1880 ca. Venezia, Ca' Pesaro) e Lo staffato (1880, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti). Da allora si dedicò quasi solo ai soggetti militari e campestri, spesso ambientati in Maremma, come quelli ispirati a esperienze vissute alla Marsiliana, presso Albinia, ospite di Tommaso Corsini, quali la Merca dei puledri e il Salto delle pecore esposti a Venezia nel 1887 insieme al Riposo (Milano, Pinacoteca di Brera). Si applicò assiduamente all'acquaforte, ottenendo risultati di grande qualità tanto che nel 1900 vinse la medaglia d'oro all'Esposizione universale di Parigi. La sua costante disposizione alla ricerca e al rinnovamento lo spronò a lavorare con intensità fino alla morte, alternando a lavori di grande impegno, quali il Ritratto della figliastra e quello della sua seconda moglie del 1889, studi di paese e della propria vita familiare. Nel 1896, la morte di Diego Martelli lo privò di un'amicizia e di un conforto, anche materiale, per lui insostituibili. Rimasto vedovo nel 1903, Fattori si risposò per la terza volta e anche di questa sposa fece il ritratto (1905, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori), ambientandolo in un angolo dello studio con alle spalle uno scorcio di un amatissimo quadro I butteri, eseguito nel 1903. Rimasto vedovo per la terza volta nel 1905, trascorse i suoi ultimi anni a Firenze.

Opere
(cliccare sul titolo)

Autoritratto Ave Maria Barrocci romani
Buoi Buoi al carro Buttero a cavallo
Carica della cavalleria a Montebello Cavalleggeri in vedetta Corpo di artiglieria a cavallo
Diego Martelli a Castiglioncello Giornata grigia In vedetta
L'aratura La rotonda dei bagni Palmieri La scolarina
Le macchiaiole La libecciata Mandriani
Maria Stuarda a Crookstone Riposo Ritratto della cugina Argia
Ritratto della figliastra Silvestro Lega dipinge sugli scogli Soldati francesi del '59








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