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Sebastiano Conca
detto il Cavaliere

(Gaeta, 1680 - Napoli, 1764)

Le sue opere hanno ampio respiro e sapiente composizione, fedeli al racconto evangelico e ricche di scrupolosi dettagli. Evidenziano una teatralità contenuta e facilmente godibile in equilibrio fra la tradizione e le novità del momento con chiarezza compositiva e cromatica Maggiore di dieci fratelli, si formò alla scuola napoletana di Francesco Solimena.
Dal 1706 si trasferì a Roma col fratello Giovanni ove affiancando Carlo Maratta fu affrescatore e artista di altari fin oltre il 1750.
La decorazione del soffitto della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1721-24, 'Glorificazione di Santa Cecilia') ne sancì definitivamente il successo.
Già accolto dal 1718 nell'Accademia di San Luca, esegui molte pale d'altare, piccoli quadri devozionali, decorazioni di chiese e palazzi non solo a Roma. Dai Savoia fu richiesto per la Venaria (1721-25), per Superga (1726), per il Palazzo Reale (1733); a Siena, (1731-32), portò a termine l'affresco della Probatica Piscina nella chiesa dell'ospedale di Santa Maria della Scala; per Genova dipinse le grandi tele allegoriche del palazzo Lomellini-Doria (1738-40, Allegoria della Liguria, La Temperanza, La Giustizia, La Prudenza e La Fortezza). Eseguì pale d'altare a Pisa, Spoleto, Macerata, Palermo, Messina, oltre che a Roma.
Le ragioni del suo clamoroso successo si possono riconoscere nelle grandi capacità di prodursi quale eclettico mediatore delle diverse componenti maturate nel corso del XVII° secolo: quella scenografia, magniloquente e grandiosa, d'eredità giordanesca e quella più misuratamente composta del classicismo riformatore. La sua fortuna coincise con l'affermazione del classicismo aggraziato e non grave dei primi quarant'anni del secolo. Proprio a una teatralità contenuta e facilmente godibile, ma pur sempre studiata nell'evidenza dei gesti e nell'esteriorità dei sentimenti, si ispirano le numerose composizioni sul tema della Madonna col Bambino e santi, ripetuto abbondantemente nel corso della sua carriera con lievi varianti al consueto schema piramidale. Così molte pitture di soggetto agiografico (Morte di S.Andrea di Avellino, 1737, Palermo, San Giuseppe dei Teatini; San Francesco Borgia adora il Ss. Sacramento, 1754, Napoli, Gesù Nuovo) sembrano riproporre un equilibrio tra spontaneità e semplicità di atteggiamenti e l'ormai collaudata e classica iconografia.
L'abilità del Conca fu dunque di sapersi misurare tanto con la tradizione quanto con le caute novità del momento, dosando e potenziando di volta in volta le diverse e molteplici componenti del linguaggio tardobarocco. All'intonazione più intima e quotidiana di certe pitture di minori dimensioni e a rappresentazioni di una natura più spontaneamente sentita (Miracolo di San Toribio, 1726, Roma, Pinacoteca Vaticana) seppe accostare le imponenti prove decorative di Santa Cecilia e alcuni palazzi romani, dove la grande tradizione barocca da Pietro da Cortona al Gaulli è recuperata ad una nuova chiarezza compositiva e cromatica; e nello spettacolare affresco absidale di Siena (ospedale di Santa Maria della Scala), da molti ritenuto il suo capolavoro, seppe mettere a frutto la tradizione del più ardito quadradraturismo seicentesco. Così la spazialità complessa e animata risulta la mente principale di opere come Il trasporto dell'Arca Santa (1733: Torino, Palazzo Reale). In opere come la Sibilla (1726 ca.: Boston, Museum of Fine Arts) o la pala della Pinacoteca civica di Ascoli Piceno (Madonna in trono col Bambino, san Giovannino, angeli e san Carlo Borromeo, 1738) v'è pulitezza formale ed eleganza. Ebbe una nuova e più matura considerazione della scioltezza compositiva e cromatica nel Giordano (Madonna col Bambino e San Giovannino, 1746, Spoleto).

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Opere
(cliccare sul titolo)

Alessandro nel Tempio di Gerusalemme Alessandro dà udienza Boreas rapisce Orithya
Cristo nell'orto di Getsemani Incoronazione di Ercole La Fama
La Sacra Famiglia La Sacra Famiglia e S. Anna L'Annunciazione
Madonna della civita Presentazione della Vergine Ratto di Europa
Rinaldo e Armida Santi Patroni Susanna e i vecchioni








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