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Marco Benefial


(Roma, 1684 - Roma, 1764)

Figlio di un guascone di professione «velettaro» e da Maria Mattei, fu allievo di Bonaventura Lamberti, con cui collaborò alla realizzazione della Cappella del Sacramento nella Basilica di San Pietro.
Si distacca dal neoclassicismo e altre correnti, piuttosto era alla continua ricerca di un rapporto diretto tra la tradizione pittorica e la realtà specie nelle tele di soggetto cristologico In alcuni suoi dipinti è manifesto il rifiuto di ogni esteriore gradevolezza, con risultati spregiudicati e drammaticamente efficaci.
Dal 1711 collabora con Francesco Germisoni, a questo periodo risale la Visione di san Nicola.
Col decreto dell'Accademia di San Luca del 1715, gli venne impedito, assieme ad altri, la possibilità di ottenere, a Roma, commissioni pubbliche senza un preventivo esame. Si nominò portavoce dei artisti ribelli, sottoponendo con successo la disputa al giudizio del papa Clemente XI. Ciò comportò l'inserimento dei ribelli in una lista di indesiderabili ai quali si impedì l’ingresso nel corpo accademico.
Del 1716 è il San Saturnino, per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Del 1718 è la tela col Giona per San Giovanni in Laterano. Tra il 1720-27 circa eseguì le Storie di San Lorenzo per il duomo di Viterbo, in parte perdute ma documentate dai bozzetti, del 1721 è L’Addolorata con gli angeli che recano i simboli della Passione per il monastero di Santa Maria dei Sette Dolori.
Di questo periodo sono le due lunette per Santa Maria delle Fornaci, con la Predica e la Decollazione del Battista. Tra il 1722 e il 1727 realizza le quattro tele di soggetto cristologico nella collegiata del Crocifisso.
Tra il 1729-32 eseguì le due tele con la storia di santa Margherita da Cortona, per la chiesa di Santa Maria in Aracoeli. Tra il 1733-36 esegue l’Adorazione. Del 1738 circa è il Battesimo di Cristo per Santa Maria della Quercia, del 1740 è la Madonna del Carmine. Nel 1741 eseguì il Miracolo di san Fiorenzo nella collegiata di Fiorenzuola d'Arda, nel 1743 affresca le Sibille in palazzo Chigi-Zondadari a Siena e successivamente lavora nel Duomo di Città di Castello, realizzando un complesso di affreschi con Le Storie di San Florido. Di questo periodo sono l'Assunta con i santi Terenzio e Mustiola del duomo di Pesaro e il San Matteo che battezza la regina d’Etiopia per la chiesa pisana di San Matteo. Del 1736 è La Morte della Beata Giacinta Marescotti; del 1746 è La Famiglia Orsini; del 1750 il Martirio di sant’Agnese e del 1755 la Visione di sant’Antonio di Padova. Del 1756 è il Ritratto della famiglia Marefoschi, detto anche La famiglia del missionario. Grande ritrattista tra i suoi lavori: Il Ritratto di Giacinta Ruspoli Marescotti Orsini e il Ritratto di Filippo Berualdo Orsini; nel primo, sospesa tra realtà e finzione, la tela è interamente occupata dall'abito della donna, cadenzato da bordure di ermellino, la corona è simbolo del rango principesco del marito, ritratto in un sfarzoso abito di corte.

Opere
(cliccare sul titolo)

Giacinto Ruspoli Marescotti Giovanfrancesco Nagli - il centino Santi Patroni
La famiglia del Missionario Martirio di S. Agnese Morte di S. Margherita
Paola Odescalchi Orsini S. Margherita trova il corpo del marito S. Giuseppe . particolare








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