Pinacoteca
I contemporanei



Mario Schifano
Homs (Libia), 20/09/1934 - Roma, 26/01/1998

E' stata una presenza singolare nel panorama dell'arte italiana di fine Novecento per la sua opera dissacrante che ha scandagliato così radicalmente i linguaggi della modernità. Nonostante, il talento e la facilità della sua pennellata “succulenta” si è sempre ribellato alla pittura come intrattenimento estetico. I suoi dipinti presentavano solamente uno o due colori, che egli applicava su carta da imballaggio incollata su tela. Trasferitosi a Roma, nell'immediato dopoguerra, collabora con il padre archeologo restauratore. Nel frattempo comincia a dipingere all’interno della pittura informale con tele ad alto spessore materico, solcate e segnate anche da qualche gocciolatura. La sua opera è nutrita da una segreta energia mentale che calibra le proprie apparizioni attraverso l’uso di forme e metodi di rappresentazione che comprendono insieme improvvisato e meditato e vi prevale una pluralità di orientamenti in cui si intrecciano spontaneità e calcolo, velocità e costruzione. L’espressione è conseguenza di un sistema piuttosto che di un accumulo di frammenti. La vita artistica di schifano si dipana in cicli Nel 1960 i "Monocromi". Grandi carte incollate su tela e ricoperte di un solo colore, tattile, superficiale, gocciolante. Il dipinto diventa punto di partenza, “schermo” sul quale, qualche anno dopo affioreranno cifre, lettere, frammenti segnici della civiltà consumista quali il marchio della ESSO o della Coca -Cola. Nel 1963, sotto lìinfluenza americana dell'anno precedente, arrivano i "Paesaggi anemici”, una serie di tele in cui il mondo naturale viene evocato attraverso frammenti, particolari, scritte allusive. Nel 1964 è il turno delle "Rivisitazioni" della storia dell’arte che lo porterà, l’anno successivo, ai pezzi dedicati al Futurismo Agli inizi degli anni ’70 ha inizio la serie delle "Televisioni". Imagini televisive direttamente sulla tela emulsionata, riproposte con tocchi di colore alla nitro in funzione estraniante.L’immagine televisiva è fatua, di veloce consumo; trasferita sulla tela e trasformata dall’intervento dell’artista, acquista una stabile valenza e tutt’altro significato A partire dal 1980, nascono i cicli "Cosmesi", "Architettura", "Biplano", "Orto Botanico" e "Inventario con anima e senz'anima". L'ultimo ciclo pittorico degli anni '90 è Reperti, sul tema degli animali preistorici. Nel 1996 Schifano torna ancora a lavorare sull'immagine televisiva, linguaggio del nostro tempo, rielaborandola al computer ed intervenendo sulle immagini pittoricamente, rendendo omaggio alla sua "Musa ausiliaria", la televisione. L'opera di Schifano resta così fino all'ultimo quella di un artista della negatività assoluta di ogni valore estetico e culturale ssunta a simbolo la sua famosa tela del 1960 su cui campeggia un grande No - è sempre venata di ambiguità. Schifano, infatti, riconosce nella fotografia e nella televisione la fonte del moderno conformismo culturale, ma ne è, allo stesso tempo, affascinato. E' noto, ad esempio, che nel suo atelier egli lavorava con decine di televisori accesi, macchine fotografiche e computer. Il conformismo della quotidianità televisiva, insomma, può essere ucciso solo da una negatività assoluta che usa i suoi stessi mezzi e il suo stesso linguaggio. Lo stesso atteggiamento che Schifano aveva nei confronti del danaro, di cui era avido, ma che disprezzava e negava sperperandolo e finanziando negli anni Settanta, per sua stessa ammissione, i gruppi della sinistra extraparlamentare. Arrestato più volte per droga, è morto il 26 gennaio 1998 in un ospedale di Roma. L'ultima sua impresa era stata la scenografia per il carnevale romano del 1997.


Foto TV


Per esempio

In vista
Posto buio
Musa ausiliaria
L'albero della vita


Gigli d'acqua