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Antonio
Pedretti
Gavirate (Varese), 1950.
Si deve, per comprendere la sua pittura, "entrare" nello spirito dei paesaggi che egli rappresenta, che sono della sua terra natale, in cui la palude attribuisce un senso particolare a tutto ciò che è attorno ad essa.
La palude non è "un luogo ove si siano sedimentate tutte le nequizie umane e sociali, ma un rifugio immaginativo, l'occasione di dialogo intimo, sussurrato, di valenza tutta lirica".
Pedretti rinnova il dialogo con naturalismo recuperando il senso della ricerca romantica.
Il suo lavoro muove da una forza emotiva che genera la necessità di metabolizzare pittoricamente il legame profondissimo con il luogo, nativo e naturale della palude di Biandronno.
La palude è non solo un luogo fisico ma un luogo della mente, un rifugio dal carattere strettamente privato.
Gesto, dettaglio, intreccio di astrazione e figurazione, colori vividi, germinanti a volte violenti, bianchi sordi e neri sono elementi che distinguono la sua pittura come fortemente evocativa entro una matericità cromatica, una combinazione di intensità che sospende nel tempo.
Presidio naturale
olio su tela 100 x 140
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