Pinacoteca
I contemporanei



Giorgio Celiberti
Udine, 19/11/1929

Inizia a dipingere giovanissimo, appena diciannovenne, partecipa alla Biennale di Venezia del 1948. Alla seconda metà degli anni 60 risale il ciclo dei "Lager" costituito da tele preziose per impasti e per cromie, tanto spesse e materiche da proporsi già in forma di bassorilievi. La visita al lager nazista per bambini di Terezin ha segnato una svolta nella sua pittura. In quel luogo, i bimbi hanno disegnato, sui muri delle loro celle, segni innocenti, forse per trovarvi conforto o forse come ultimo volo di fantasia di una infanzia recisa dalla consapevolezza della morte. Cuori sbarrati, farfalle, croci, lettere, numeri, rimangono a testimonianza della presenza umana tra scheletri di mura. Un urlo della memoria nel silenzio. Da quel momento, abbandona la pittura naturalistica di paesaggio si fa testimone della voce di quei piccoli prigionieri, perchè nessuno dimentichi l’orrore storico di cui furono vittime impotenti. Scrive, Celiberti: ”ho visto tutta la mia pittura per segni e testimonianze, come qualcosa che meritasse di essere riferito perché già aveva durato la fatica di vivere e sopravvivere questa strana vita-morte che mi commuove”. Le tele divengono affreschi, muri squarciati da incisioni profonde. L’artista riproduce i segni visti a Terezin come ferite della modernità e monito per il futuro, senza scadere in una drammaticità retorica e non rinunciando mai ad effetti atmosferici evocativi. Dai pallidi intonaci di fondo emergono sovrapposizioni materiche e cromatiche lievi, modulate, da cui solo i tagli ed i graffiti fanno emerge il rosso vivo, quasi come se sotto la patina del tempo scorresse ancora la vita, l’attualità della storia. In queste opere scultoreo-pittoriche di matrice informale, le composizioni sono chiare, semplici, con pochi, grandi, segni gestuali significativi di immediata e fresca percezione. L'intento dell’artista è quello di:“placare quell’angoscia che si può chiamare in tanti modi. Paura della guerra, paura della violenza, con immagini sempre più nitide ed innamorate che rasserenino me e tutti coloro che guardano un mio quadro”. A questi seguono, negli anni Settanta, i "Muri antropomorfici", opere in cui l' archeologia entra nella pittura in modo diretto. Vive e lavora a Udine.

Lettera di San Paolo
polimaterico su tavola 60x 120

Racconti di sopravvissuti polimaterico su tavola 45 x 115
Preghiera della Vergine polimaterico su tavola 60 x 110
Festa di popolo
polimaterico su tavola 60 x 130
Contratto col diavolo - polimaterico su tavola 70 x 100

Incontro d'amore
polimaterico su tavola 82 x 105