Rosso Ferrari




Ferrari

La Società Anonima Scuderia Ferrari Modena fu fondata il 16 novembre del 1929 a Bologna; i soci erano Augusto e Alfredo Caniato, Mario Tadini, Ferruccio Testa e Enzo Ferrari, all'epoca rappresentante regionale dell'ALFA Romeo.
Dal 1934, dopo i primi clienti, arriva la gestione delle ALFA Romeo da GP dopo il ritiro della casa madre; le sue auto erano contraddistinte da uno scudo in campo giallo con una striscia tricolore superiore e un cavallino rampante, simbolo di Francesco Baracca e donato a Ferrari nel 1923 dalla madre dell'aviatore. Alla fine degli anni '30, dopo che era ritornato come direttore sportivo all'ALFA se ne staccò completamente; Ferrari, sorpreso dal trattamento dell'ALFA Romeo dopo questa risoluzione, pensò di diventare costruttore ma una clausola del contratto precisava il divieto per i successivi 5 anni di realizzare automobili che portassero il suo nome per cui la prima auto si chiamò Auto Avio Costruzioni 815. Nel 1947 debutta la 125S Sport che conquista la prima vittoria del costruttore a Roma il 25 maggio dello stesso anno; l'anno successivo debutta il 5 settembre a Torino nel GP Italia la prima F.1 di Maranello, la 125 che arriva terza con Sommer dietro a Wimille con l'ALFA Romeo e Villoresi con la Maserati. Nel 1950, quando parte il mondiale conduttori, la Scuderia (come è chiamata in Francia) è pronta alla sfida e rimane l'unica a non avere saltato una sola edizione, sempre con una propria vettura e con un proprio motore, anche con risultati fallimentari; sempre vero costruttore e non semplice "assemblatore", un'icona dell'Italia che ha fatto la storia della nostra nazione nel mondo ed ha alimentato con le proprie vittorie il successo anche della produzione in serie.
Un rifugio sicuro e caldo per gli amici, un'ombra sempre incombente per i nemici, è "la" automobile per definizione, la divinità; il suo santuario si trova in una terra di lavoro e "mutur", l'Emilia. E' la "Rossa", l'unica ad avere mantenuto il colore stabilito un secolo fa per la vetture da corsa italiane, anche in un periodo di estrema commercalizzazione delle corse, vanto di tradizione e storia in un ambiente di frenetico affanno e rimozione.
Una vera leggenda vivente che non vedrà mai l'oscurità. Nessuno potrà oscurare il suo splendore: ENZO FERRARI.


Enzo Ferrari e Giulio Ramponi al 1° Circuito del Savio - 17 giugno 1923


Non c'è campionato o gara prestigiosa in cui la Ferrari non abbia corso, vinto o perso: F.1, F.2, Europeo della Montagna, Mondiale Marche, Le Mans, Daytona, Sebring, Mille Miglia, Targa Florio, Giro di Sicilia, IMSA, Carrera Panamericana. Mentre tutti gli altri costruttori sono arrivati, hanno dominato e si sono ritirate soddisfatte, la marca di Maranello è sempre stata attiva ogni stagione dal 1930. Aquisita nel 1969 dalla FIAT dopo che la Ford fu scottata dalla reazione di Ferrari che "vuole vendere e comandare" nel 1966. Dopo il trionfo della stagione 1972 nel Mondiale Marche e i pessimi risultati in F.1, il "Drake" decise di concentrare tutte le sue forze sui GP lasciando comunque delle possibiltà ai privati che portassero le loro vetture in gara. Dal 1994, voluto dal figlio Piero Lardi, arriva l'impegno con i privati nel campionato IMSA con la vettura 333SP che porta ad un titolo piloti ed uno marche (Fermin Velez, 1995) ed almeno altri quattro sfiorati (due marche e due piloti con Papis e Montermini); la Scuderia ha costruito il motore Dino (dedicato al primo figlio morto per distrofia muscolare) dell' "animale da vittoria" nei rallies degli anni '70, la Lancia Stratos, e utilizzato anche nella F.2, come pure il propulsore delle Lancia Lc2 Endurance dal 1983 in poi. Conta un palmarés di successi semplicemente inavvicinabile. Anche Enzo fu un buon pilota: avrebbe dovuto partecipare con l'ALFA Romeo ufficiale al GP Francia a Lyon nel 1924, ma la sua P2 n. 19 non si schierò in partenza, ufficialmente per motivi di salute, più facilmente per l'interessamento della moglie. Conta comunque il 2° posto alla Targa Florio 1919